スタイルの裏に、人生がある
Behind every style, there's a life.
時に読み物、時に音楽、そして時に…。
GARDEN TOKYOの自由な
空気をお届けします。
Where style begins - with how we live.
WEEKENDER VOICE|25.07.06

«La stanza in cui c’era l’America.»
Quando mi chiedono: «Cosa ti ha fatto innamorare dell’America?»
finisco sempre per pensarci un po’.
Non il cinema, né la musica, né le riviste.
Era proprio lì, più vicino, dentro quella “stanza”.
Itabashi, Tokyo.
Una stanza a casa dei miei nonni, o meglio, la camera di mio zio, allora universitario.
Appena iniziate le elementari, aspettavo che mio zio uscisse
per intrufolarmi e passare ore in quella stanza.
Sul soffitto, una pin-up di PLAYBOY.
Alla parete, un poster dei Led Zeppelin.
Accanto, le Pink Lady.
Guardando un po’ più in là,
donne bionde dai capelli ricci ricoprivano ogni parete.
In bikini o quasi completamente nude,
una serie di poster che mettevano di buonumore.
In un angolo della stanza,
una Gibson di Jimmy Page e uno skateboard Z-FLEX.
E poi, tavole da surf ricoperte di una cera
dal profumo dolce e tropicale.
Non sapevo ancora nulla, ma in quella stanza imparai cos’era “l’America”.
Riviste, dischi, film.
Nei ritagli dei collage, c’era sempre una donna in costume o in lingerie
seduta sul sedile del passeggero di un’auto americana.
I paesaggi visti nei film e le foto nella stanza
si collegavano in qualche modo.
Non capivo l’inglese, ma riuscivo a percepire
la consistenza dell’atmosfera che aleggiava lì dentro.
Odori, luce, colori, disposizione, musica.
Tutto si mescolava e mi si imprimeva dentro
come una “sensazione”.
Gli anni Settanta, che non avevo vissuto in tempo reale.
Eppure, tutto ciò che c’era in quella stanza
rivive ancora oggi, vivido, nei miei ricordi.
Il modo in cui erano appesi i poster e i colori sovrapposti,
la consistenza dei dischi, dello skateboard e della chitarra,
l’odore polveroso mescolato a un profumo dolce, quasi da sciogliersi.
Allora non me ne rendevo conto, ma oggi lo capisco.
Quella era cultura.
La cultura non ti entra mai dentro come “significato”,
ma sempre come “sensazione”.
Ciò che voglio “creare” è sicuramente legato a quelle cose
che c’erano in quella stanza.
Solo col tempo ci si rende conto
di cosa si ammirava davvero.
In quella stanza non c’erano riviste o chitarre.
Forse c’era la “libertà”.
Sono passati decenni.
Quell’atmosfera è ancora viva, senza dubbio, nel modo in cui creo i miei vestiti.
“L’impulso in cui purezza e impurità si fondono nel paesaggio americano”
continua a scorrermi dentro, proprio come allora.
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